di Emiliano Magistri

Rivoluzione delle regolari attività ospedaliere e, soprattutto, riduzione dell’accesso alle cure per le malattie del fegato. Sono solo alcuni dei dati emersi da un sondaggio promosso tra i propri soci dall’Aisf (l’Associazione italiana per lo studio del fegato) per capire se e come il diffondersi del Covid-19 abbia cambiato o, comunque, condizionato il lavoro dei singoli reparti.

Dal documento, a cui hanno partecipato specialisti di vari ambiti, dalla gastroenterologia alle malattie infettive, passando per la medicina interna, è risultato che almeno un terzo dei reparti che nel nostro Paese si occupavano di epatopatie, a seguito dell’emergenza, ha visto un ridimensionamento delle sue capacità operative, mentre un quarto è stato addirittura riconvertito per assistere i pazienti positivi. Più dettagliatamente, dal sondaggio si evince come a causa dell’emergenza il 26,04% dei reparti sia stato completamente riconvertito ad assistenza di pazienti Covid-19 e il 32,54% abbia continuato le proprie attività, ma con una riduzione del numero di posti letto. Analogamente nei centri si è osservata una significativa riduzione o sospensione delle attività di Day Hospital (rispettivamente 47,34% e 22,49%) e di Day Service (rispettivamente 28,99% e 23,67%).

Stesso discorso per quel che riguarda le attività di screening e follow up di coloro affetti da problemi epatici, con riduzione o sospensione delle visite ambulatoriali anche in casi più delicati, come per i pazienti con epatocarcinoma in lista d’attesa. In particolar modo, nei pazienti con epatite cronica non cirrotica le visite di controllo sono state ridotte nel 12,43% dei centri, sospese nel 27,81%, e gestite da remoto via email o tramite telefono nel 40,24%. Risultati analoghi sono stati osservati per le visite di controllo dei pazienti con cirrosi compensata (riduzione nel 22,49%, sospensione nel 13,61%, gestione da remoto nel 44,38%). Un’importante contrazione delle visite è stata inoltre documentata anche nei pazienti a più elevata intensità di cura ovvero con cirrosi epatica scompensata (riduzione nel 27,22%, sospensione nel 13,61%, gestione da remoto nel 17,16%).

Interessante, infine, il dato relativo alle terapie antivirali per l’Hcv. Qui l’analisi dei dati ha documentato come la prescrizione di questi trattamenti non abbia subito variazioni solo nel 17,2% dei centri, mentre è stata sospesa nel 23,7% delle strutture ed è stata mantenuta seppur con drastica riduzione nei pazienti più a rischio, ovvero con gravi manifestazioni extraepatiche da HCV, o con cirrosi epatica compensata e scompensata.

 

LEGGI il report completo dell’Aisf

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