Il vaccino contro l’epatite B è lo strumento più importante per prevenire il tumore al fegato. Lo mette in evidenza l’Oms nel rapporto presentato nei giorni scorsi in occasione della Giornata mondiale contro il cancro e che stila una serie di interventi volti a contrastare i nuovi casi.

Stando ai dati ufficiali, infatti, si prevede nel mondo un aumento del 60% nei prossimi vent’anni, in particolare tra i Paesi più poveri, un risultato frutto di risorse sanitarie limitate che, in determinate zone, sono state stanziate per contrastare le malattie infettive e garantire servizi sanitari adeguati per prevenire, diagnosticare e curare le forme tumorali. Tanto per fare un esempio, nel 2019 oltre il 90% delle nazioni ad alto reddito, tra cui l’Italia, ha riferito che nel sistema sanitario pubblico era possibile contare su servizi di cura per il cancro, mentre in quelli a basso reddito la percentuale era al di sotto del 15.

Nel rapporto dell’Oms è citato il nostro Paese come modello nel monitoraggio dei rischi per le popolazioni che vivono in prossimità di siti contaminati: qui un progetto di sorveglianza epidemiologica di 44 punti considerati “priorità nazionali” ha permesso di analizzare l’incidenza di tutti i tumori combinati e di 35 siti nel periodo 1995-2005. Negli uomini è stata riscontrata un’incidenza del cancro del 9%, mentre per le donne del 7%, nonché un eccesso di mesotelioma (un tumore raro associato soprattutto all’esposizione all’amianto) dovuto alle condizioni ambientali.

Per prevenire nuovi casi di cancro, l’Oms invita al controllo dell’uso del tabacco, alla vaccinazione contro l’epatite B per prevenire l’epatocarcinoma, all’eliminazione del cancro cervicale mediante la vaccinazione contro l’HPV, lo screening e il trattamento, all’implementazione di interventi di gestione del cancro ad alto impatto che assicurano accesso alle cure palliative, inclusa la terapia del dolore.