di Emiliano Magistri

Stili di vita sani e servizio sanitario nazionale d’eccellenza, per un’aspettativa di vita che porta l’Italia tra i primi posti del mondo. Lo studio pubblicato sulla rivista The Lancet premia l’evoluzione sanitaria dal 1990 al 2017, un risultato che deriva dalle nostre abitudini alimentari e dalle prestazioni di cura e assistenza garantite dalle nostre strutture ospedaliere.

La fotografia scattata si basa sull’analisi del Gbd (il Global Burden of Diseases, Injuries, and Risk Factors Study), il programma di ricerca internazionale su malattie e disabilità che coinvolge oltre 1.800 ricercatori provenienti da 127 Paesi. L’aspettativa di vita per gli uomini, al 2017, è di 85,3 anni e per le donne di 80,8, numeri che pongono l’Italia all’interno della top ten mondiale. Ma non solo.

Lo studio delinea un quadro anche sulle cause di mortalità che, nel periodo preso in esame, cioè dal 1990 al 2017, hanno visto un calo per quel che riguarda le malattie cardiovascolari (53,7%) e le neoplasie (28,2%). Un dato, in particolare quest’ultimo, che certifica il sistema trapiantologico come eccellenza della sanità italiana, un servizio che garantisce interventi gratuiti a favore dei cittadini che ne hanno necessità. Tuttavia l’alta aspettativa di vita sta comportando il conseguente aumento di malattie come il morbo di Alzheimer e altre forme di demenza, più una serie di complicazioni come la concentrazione di glucosio nel plasma, l’ipertensione e l’alto indice di massa corporea che, secondo i ricercatori, insieme a fumo e uso di alcol, “rappresentano ancora i principali fattori di rischio del carico di malattia in Italia”.

Senza dimenticare l’obesità, anche pediatrica, un tema già sollevato nei giorni scorsi dall’Oms, un problema che predispone alle patologie epatiche come il fegato grasso, con conseguenti incrementi di richieste per i trapianti.

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