Fumo

Oltre a provocare danni all’apparato respiratorio – dall’irritazione delle mucose all’aumento del muco, dalla bronchite acuta e cronica all’enfisema polmonare, dall’incremento delle infezioni all’asma – il fumo ha effetti fortemente nocivi anche sul sistema cardiovascolare, sul cervello (declino mentale, demenza), sulla sfera sessuale maschile (impotenza) e sulla funzionalità epatica.

Il fumo espone a un rischio 20 volte superiore di sviluppare tumori a livello polmonare; così come il ‘pericolo’ aumenta di molto per le neoplasie a carico dei reni e della vescica. È stato infine rilevato che l’associazione tra alcol e fumo può innalzare in modo sensibile la percentuale di cancro all’esofago, al colon, alla gola, allo stomaco, al pancreas, alla bocca e al fegato.

Nelle donne, il fumo è correlabile al maggior rischio di carcinoma dell’utero. Inoltre può causare menopausa anticipata; accrescere le probabiità di malattia osteoporotica (osteoporosi); incidere negativamente sulla fecondità e determinare un maggior numero di aborti, parti prematuri, nascite di neonati con poco peso e a rischio di morti improvvise.

Tornando all’argomento principale e cioè all’interazione fumo-fegato, il consumo di tabacco è risultato essere – questo è quanto emerge da uno studio europeo riportato dal Journal of the National Cancer Institute e rilanciato in Italia dalla Fondazione Veronesi con un aggiornamento del giugno 2017 – un fattore tutt’altro che marginale nell’insorgenza dell’epatocarcinoma (il tumore maligno primitivo più frequente del fegato).

Numeri alla mano, infatti, nel Vecchio Continente i casi di epatocarcinoma legati alla dipendenza da sigaretta sembrano superare, anzi doppiare, quelli riconducibilii ai virus dell’epatite B e C.

Pur non significando nel concreto che l’abitudine alla ‘bionda’ equivalga di per sé alla vera e principale causa della neoplasia (mancano a tutt’oggi chiare evidenze scientifiche), i ricercatori dell’Harvard School of Public Health, rifacendosi ai dati resi disponibili dal dossier Epic (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition) si sono potuti rendere conto di come nel 47,6% delle diagnosi di epatocarcinoma il vizio del fumo fosse un ‘aspetto’ strettamente associato.

Contro il 20,9% legato all’epatite C; il 16,1% all’obesità; il 13,2% all’epatite B e il 10,2% all’abuso di bevande alcoliche. Conclusione: esistono più fumatori che affetti da epatite tra i cittadini d’Europa colpiti da carcinoma epatocellulare.

Dagli Stati Uniti arriva invece l’esito dello studio promosso – la notizia è del settembre di quest’anno – dai ricercatori americani dell’Università della California, Riverside (UCR) che hanno scoperto che l’esposizione al fumo passivo oltre ad avere effetti diretti sul diabete di tipo 2 causa danni all’encefalo, ai polmoni e al fegato.